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Referendum in tv, i dati Agcom: TeleMeloni non esiste e La7 è il canale più schierato

Secondo i dati Agcom la Rai risulta sostanzialmente in equilibrio sul referendum giustizia, mentre La7 è il canale più sbilanciato, con il 70% del tempo al No.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha pubblicato i primi dati sul monitoraggio della campagna referendaria relativa alla riforma costituzionale della giustizia, con riferimento al periodo compreso tra il 12 e il 21 febbraio. I risultati smentiscono alcuni luoghi comuni e offrono un quadro articolato della copertura televisiva in vista del voto del 22 marzo.

Il dato più rilevante riguarda la Rai, spesso indicata come “TeleMeloni” dai critici del governo. I telegiornali della rete pubblica mostrano una distribuzione sostanzialmente equilibrata, con una lieve prevalenza di spazio concessa al fronte del No. Il Tg1 ha attribuito il 52,3% del tempo di parola riparametrato al No e il 47,7% al Sì. Andamenti analoghi si registrano per il Tg2, con il 53% No e il 47% al Sì, e per il Tg3, con il 52,9% al No e il 47,1% al Sì. Sul piano della programmazione complessiva, Rai 1 e Rai 3 mostrano una lieve prevalenza del Sì, ma gli scarti restano ampiamente all’interno della soglia di tolleranza del 10 per cento prevista dalla normativa vigente.

Diverso il quadro per Mediaset. Italia 1 ha dedicato appena quattro minuti al tema, tre dei quali a favore del No. Canale 5 si mantiene in equilibrio, con il 53,4% al Sì e il 46,65 al No (uno scarto che in valore assoluto corrisponde a 48 secondi). Rete 4 presenta invece uno squilibrio significativo: il Sì ha ottenuto il 64,2% del tempo di parola riparametrato, contro il 35,8% del No, su un totale di cinque ore e 33 minuti complessivi. La differenza in termini assoluti è di circa un’ora e mezza.

La7, il canale tv più schierato

Il canale con il divario più marcato in assoluto è però La7. La rete di Urbano Cairo ha dedicato al No il 70,4% del tempo di parola riparametrato, contro il 29,6% al Sì: 40 punti di differenza percentuale. Ma è nel valore assoluto che lo squilibrio emerge in tutta la sua portata: su un totale di 15 ore e 41 minuti complessivi di copertura, il fronte del No ha ottenuto 11 ore e 2 minuti, mentre al Sì sono stati riservati 4 ore e 39 minuti. Lo scarto supera le sette ore, cinque volte superiore in termini assoluti rispetto a quello registrato su Rete 4.

L’Agcom ha il compito di garantire il rispetto della par condicio e di richiamare le emittenti a un maggiore equilibrio informativo, come previsto dalla propria delibera. Tuttavia, l’Autorità non ha ancora adottato provvedimenti nei confronti di alcuna rete. I dati relativi al periodo 12-21 febbraio sono stati pubblicati in ritardo, e quelli della settimana successiva, dal 22 al 28 febbraio, non sono ancora stati resi noti. Con il referendum fissato per il 22 marzo, il tempo a disposizione per eventuali interventi correttivi si fa sempre più breve. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!