Torna l’ora legale, lancette avanti di un’ora: ecco quando

Nella notte tra sabato 29 e domenica 30 marzo 2025 torna l’ora legale: alle 2 del mattino le lancette dovranno essere spostate avanti di 60 minuti. Un’ora di sonno in meno ma significativi risparmi energetici ed economici.

Nel fine settimana il consueto appuntamento con il cambio dell’ora che segna l’inizio della bella stagione e un migliore sfruttamento della luce naturale. Nella notte tra sabato 29 e domenica 30 marzo 2025 le lancette degli orologi dovranno essere spostate un’ora avanti, dalle 2:00 alle 3:00. Un piccolo sacrificio in termini di sonno che porterà giornate più lunghe e un significativo risparmio energetico. Il passaggio all’ora legale, che resterà in vigore fino al 26 ottobre quando torneremo all’ora solare, continua a rappresentare una convenzione vantaggiosa nonostante le discussioni europee sulla sua abolizione.

L’ultima domenica di marzo rappresenta da decenni il momento stabilito a livello europeo per il passaggio dall’ora solare a quella legale. La convenzione, che prevede lo spostamento avanti di un’ora delle lancette degli orologi, consente di sfruttare meglio l’irradiazione del sole durante il periodo estivo, anticipando di fatto l’inizio della giornata rispetto all’ora astronomica. Non sarà necessario intervenire manualmente sui dispositivi elettronici come smartphone, tablet e computer, che si aggiorneranno automaticamente grazie alla connessione internet. Gli orologi analogici e quelli non connessi alla rete, invece, dovranno essere regolati manualmente.

L’origine dell’ora legale risale al periodo della Prima guerra mondiale, quando fu introdotta per la prima volta in Italia nel maggio 1916, con l’obiettivo di risparmiare energia in un momento di forte crisi. Il sistema non venne applicato con continuità negli anni successivi: dopo alcune interruzioni tra il 1921 e il 1939 e poi tra il 1948 e il 1965, l’ora legale è stata definitivamente ufficializzata in Italia con la legge 503 del 1965 ed è entrata stabilmente in uso dal 1966. Inizialmente il periodo di applicazione era più breve, solo quattro mesi fino al 1980, poi esteso a sei mesi dal 1981 al 1995, per arrivare agli attuali sette mesi dal 1996, con l’adeguamento alle direttive europee.

I benefici dell’ora legale in termini economici e ambientali risultano significativi e misurabili. Secondo i dati forniti da Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale elettrica, nei sette mesi di ora legale del 2024 il sistema elettrico italiano ha beneficiato di minori consumi di energia per 340 milioni di kilowattora, equivalenti al fabbisogno medio annuo di circa 130 mila famiglie. Tale riduzione si è tradotta in un risparmio economico stimato in circa 75 milioni di euro. L’impatto positivo si estende anche all’ambiente, con una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a circa 160 mila tonnellate. Numeri ancora più impressionanti emergono considerando il periodo dal 2004 al 2024, durante il quale il risparmio complessivo è stato quantificato in 2,2 miliardi di euro per quasi 12 miliardi di kilowattora.

Nonostante questi vantaggi dimostrati, da alcuni anni si discute a livello europeo sull’opportunità di mantenere il sistema del cambio ora. Nel 2018, la Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker aveva presentato una proposta di direttiva per abolire questa pratica, motivandola con i risultati di una consultazione pubblica che aveva coinvolto 4,6 milioni di cittadini europei, l’84% dei quali si era espresso a favore dell’interruzione dei cambi semestrali. Gli italiani, tuttavia, avevano partecipato in numero estremamente ridotto a questa consultazione. La Commissione aveva anche evidenziato studi sui potenziali danni alla salute psico-fisica provocati dal cambio di orario, sottolineando al contempo come il risparmio energetico fosse ritenuto ormai di scarsa rilevanza.

La proposta di abolizione, nonostante abbia ottenuto l’approvazione del Parlamento europeo nel 2021, si è arenata in Consiglio, dove non è stata raggiunta la maggioranza qualificata di Stati membri necessaria per l’approvazione. La questione divide infatti l’Europa secondo criteri geografici: i Paesi del Nord, caratterizzati da maggiori variazioni di luce tra estate e inverno, tendono a opporsi all’ora legale, mentre quelli mediterranei, come l’Italia, ne riconoscono i vantaggi economici ed energetici. A seguito della decisione del 2018, che ha abolito l’obbligo per gli Stati membri di cambiare l’ora, ogni Paese avrebbe dovuto decidere autonomamente entro il 2021, ma pochi hanno effettivamente legiferato in merito. L’Italia non ha ancora assunto una posizione definitiva sulla questione.

Il passaggio dall’ora solare a quella legale non avviene contemporaneamente in tutto il mondo. Un esempio significativo è rappresentato dagli Stati Uniti, dove una legge federale fissa nella seconda domenica di marzo il giorno del cambio. Quest’anno le lancette sono state spostate in avanti nella notte di domenica 9 marzo, creando quindi per alcune settimane una variazione temporanea nei fusi orari tra Europa e America. Si sono verificate così tre settimane in cui la differenza oraria tra l’Italia e New York è stata di 7 ore anziché delle consuete 6, con possibili complicazioni per chi lavora con l’estero o deve affrontare viaggi intercontinentali. Solo con il passaggio europeo all’ora legale la situazione tornerà alla normalità.

Il cambio dell’ora può avere ripercussioni temporanee sul benessere psicofisico delle persone. La perdita di un’ora di sonno può causare quella che gli esperti definiscono una forma di mini jet-lag, con sintomi quali stanchezza, spossatezza e difficoltà ad addormentarsi. Questi effetti sono generalmente transitori e tendono a risolversi nel giro di alcuni giorni, man mano che l’organismo si adatta al nuovo ritmo. I soggetti più sensibili, come i bambini e le persone che soffrono già di disturbi del sonno o condizioni di stress, possono risentirne maggiormente. Studi scientifici hanno evidenziato che circa il 60% degli italiani non apprezza il passaggio all’ora legale proprio a causa di questi disagi temporanei, e uno su due dichiara di avere difficoltà nel riadattare il proprio orologio biologico.

La convenzione dell’ora legale rappresenta un esempio di come semplici accorgimenti possano contribuire al risparmio energetico collettivo, tema sempre più rilevante nell’attuale contesto di crisi climatica e necessità di riduzione dei consumi. L’Italia, insieme agli altri paesi mediterranei, continua a beneficiare di questa pratica che, seppur con qualche piccolo inconveniente iniziale, consente un utilizzo più razionale dell’energia e una riduzione dell’impatto ambientale. In attesa di decisioni definitive a livello europeo, la soluzione più pragmatica sembra essere quella di continuare con l’alternanza tra ora solare e ora legale, sfruttando i vantaggi di quest’ultima durante i mesi più luminosi dell’anno.