Un taglio graduale di 30 milioni di euro in tre anni al finanziamento pubblico destinato alla Rai: è quanto prevede una riformulazione di un emendamento parlamentare alla legge di bilancio, approvata in Commissione Bilancio e ora al vaglio definitivo del Parlamento. La misura interessa specificamente le risorse provenienti dal canone di abbonamento pagato da esercizi pubblici, commerciali e da liberi professionisti, e si traduce in una riduzione di 10 milioni l’anno a partire dal 2026 fino al 2028.
Il provvedimento stabilisce che, dal primo gennaio 2026, “le entrate versate a titolo di abbonamento alle radioaudizioni” saranno destinate alla Rai, “al netto della somma di 110 milioni di euro annui”. Una cifra che rappresenta una quota prelevata a monte e non destinata al servizio pubblico radiotelevisivo. Su tale base già ridotta, verrà poi applicata la decurtazione annuale di 10 milioni, per un totale complessivo di 30 milioni di euro nel triennio considerato.
L’intervento rientra nell’ambito delle misure di contenimento della spesa previste dalla manovra, e impatta direttamente sulle entrate che la Rai riceve da una delle fonti storiche di finanziamento del servizio pubblico. Non si tratta di un taglio generalizzato al canone pagato dai cittadini attraverso la bolletta elettrica, ma di una misura mirata alle categorie che versano importi più elevati per la detenzione di apparecchi televisivi in ambito commerciale o professionale, come bar, alberghi, ristoranti, studi professionali o agenzie.
Questa stretta segue una linea già avviata nei mesi precedenti dal Governo, che aveva avviato una riflessione sul perimetro e sull’efficacia dell’attuale sistema di finanziamento pubblico della Rai. Proprio nelle scorse settimane il Ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva annunciato l’intenzione di avviare una revisione complessiva della governance e della missione del servizio pubblico, anche in vista della prossima scadenza del Contratto di servizio.
In un contesto in cui la Rai è già sottoposta a una forte pressione competitiva, sia dal punto di vista editoriale che economico, il taglio delle risorse pone ulteriori interrogativi sulla sostenibilità dell’offerta e sulla capacità dell’azienda di mantenere la propria funzione di servizio pubblico in un mercato sempre più frammentato e affollato da operatori globali.
Il dibattito politico sul futuro della Rai resta aperto, ma questi 30 milioni in meno – se confermati – rappresentano un segnale chiaro: il Governo intende razionalizzare i costi, anche a scapito del perimetro tradizionale del servizio pubblico, aprendo di fatto una nuova fase di ridefinizione del ruolo della tv di Stato. Per restare sempre aggiornato scarica GRATIS la nostra App!
